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Delebio: Arte e Cultura

Otto tra chiese e oratori, molte edicole e cappellette, diversi affreschi sacri rappresentano il ricco patrimonio artistico religioso di Delebio costituitosi tra il XV ed il XX secolo. I suoi beni culturali si completano con Palazzo Peregalli e con i vari esempi di architettura rurale, che ancor oggi offrono uno spaccato caratteristico con i "Culundei", con i torchi e mulini ad acqua, alcuni dei quali ancora funzionanti. Visitare Delebio significa riscoprire la realtà contadina, artigianale ed industriale che ha caratterizzato nel percorso lungo i secoli l'evolversi di questo dinamico paese della Valtellina.

Chiese e Palazzi
Arte  e CulturaLa chiesa parrocchiale di S. Carpoforo fu iniziata nel 1419, si presenta ad una sola navata con tre cappelle e fu terminata dal maestro Gaspare Aprile di Carona. Al suo interno, di notevole pregio, si possono ammirare due opere di Giuseppe Petrini: a sinistra dell'organo, in alto, la Vergine del Rosario e a destra Pio V che indice la crociata contro i Turchi (sec. XVIII). La parrocchiale conserva anche lavori di: G. Gavazzeni, Fumagalli, e P. Bianchi. Altri due lavori del Petrini: Vergine col Bambino e Vergine col Bambino e una devota si trovano nell'attiguo oratorio di S. Giuseppe (1600). L'oratorio di S. Girolamo (tra via Verdi e Fumagalli), era cappella privata dei nobili Peregalli, risale alla prima metà del sec. XVIII. Si presume fosse stato fatto costruire su progetto dell'architetto Pietro Solari di Bolvedro. Al suo interno si trovano stuccature di vari autori tra cui G. Coduri detto Vignoli; le tele sono attribuite a G.P. Ligari e a G. Petrini. Nella piazzetta adiacente si trova Palazzo Peregalli (sec. XVIII) ricavato dalla casa conventuale dei monaci dell'Acquafredda. Vi hanno abbellito le sue sale artisti come P. Ligari e G. Romegialli. Al suo interno si può ammirare uno splendido oratorio privato, in stile roccocò, frutto del lavoro di P. Solari e del quadraturista G. Coduri; si presenta ricco di stucchi, marmi ed arredi. Attiguo al Palazzo si trova l'ex filanda della seta costruita nel 1730 al posto della chiesa di S. Agrippino e di parte del rustico della "grangia" dei monaci dell'Acquafredda di Lenno.

Un po' di storia
La storia di Delebio rimanda agli albori dell'uomo: è stata ritrovata un'ascia dell'età del bronzo, una necropoli e delle monete romane. Altra data importante fu il 1432 quando l'esercito veneziano comandato dal Cornaro, sceso dall'Aprica occupando rapidamente la vallata, fu duramente sconfitto dall'esercito del duca di Milano Filippo Maria Visconti. La disfatta dei veneziani fu decisa grazie al risoluto intervento sul campo delle milizie ghibelline valtellinesi comandate da Stefano Quadrio.

Segni di un'architettura contadina
Sempre nella piazzetta Peregalli si trovano il Cantinone, il torchio delle noci ed il vecchio maglio. Una passeggiata lungo via Manzoni completa la visione dalla strada del Palazzo Peregalli. Via Torelli, via Cavour e via Roma delimitano i tipici "colundei" o cortili interni a gruppi di case rurali, con attigui stalle e fienili; qui vivevano piccole comunità agricole impegnate nella lavorazione dei fondi appartenenti alla nobiltà locale. Di pregio artistico Palazzo ex Bassi con l'affresco di G. P. Romegialli: il Ratto d'Europa. Andando verso Piantedo è possibile ammirare l'oratorio di S. Rocco del sec. XVIII..
La chiesa di S. Domenica, che sorge nei pressi del municipio, fu fondata nel sec. XII. Nel sec. XVII subì importanti rifacimenti, attualmente si presenta al visitatore abbellita dal prato verde ben curato che la circonda. L'ingresso della vicina casa di riposo presenta un interessante affresco del pittore delebiese Eliseo Fumagalli (sec. XX) raffigurante una Madonna. Spostandosi verso il nord del paese, in direzione del cimitero, si può notare la Rotonda del Cimitero, iniziata nel 1730 dopo la distruzione della chiesetta della Grangia cistercense di Badia. Si presuppone sia stata costruita con le pietre della torre del Carlascio. All'interno sono conservati un affresco del Gavazzeni rappresentante la Deposizione di Cristo ed una tela di Pietro Ligari raffigurante la Crocifissione

 
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